L’amour la poésie

L’amour la poésie © Sabrina Aureli
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La terre est bleue comme une orange

Jamais une erreur les mots ne mentent pas

Ils ne vous donnent plus à chanter

Au tour des baisers de s’entendre

Les fous et les amours

Elle sa bouche d’alliance

Tous les secrets tous les sourires

Et quels vêtements d’indulgence

À la croire toute nue.

Les guêpes fleurissent vert

L’aube se passe autour du cou

Un collier de fenêtres

Des ailes couvrent les feuilles

Tu as toutes les joies solaires

Tout le soleil sur la terre

Sur les chemins de ta beauté.

Paul ELUARD

Kosmos

Kosmos © Sabrina Aureli
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Kosmos

Who includes diversity and is Nature, 

Who is the amplitude of the earth, and the coarseness and sexuality of the earth, and the great charity of the earth and the equilibrium also, 

Who has not look’d forth from the windows the eyes for nothing, or whose brain held audience with messengers for nothing, 

Who contains believers and disbelievers, who is the most majestic lover, 

Who holds duly his or her triune proportion of realism, spiritualism, and of the æsthetic or intellectual, 

Who having consider’d the body finds all its organs and parts good, 

Who, out of the theory of the earth and of his or her body understands by subtle analogies all other theories, 

The theory of a city, a poem, and of the large politics of these States; 

Who believes not only in our globe with its sun and moon, but in other globes with their suns and moons, 

Who, constructing the house of himself or herself, not for a day but for all time, sees races, eras, dates, generations, 

The past, the future, dwelling there, like space, inseparable together.

Walt Whitman

Cosmo

Chi include la diversità ed è Natura,

Chi è l’ampiezza della terra e la volgarità e la sessualità

della terra, e la grande carità della terra, e il suo equilibrio anche,

Chi non per nulla ha guardato dalle finestre degli occhi e

non per nulla nel suo cervello ha dato udienza ai messaggeri,

Chi contiene credenti e miscredenti, chi è il più maestoso amante,

Chi possiede debitamente uomo e donna, la sua una e

trina porzione di realismo, spiritualismo, senso estetico o intellettuale,

Chi avendo preso in considerazione il corpo trova tutti i suoi

organi e le sue parti buone,

Chi, fuori dalla teoria della terra e del suo corpo, uomo o

o donna, capisce per sottile analogia tutte le altre teorie,

la teoria di una città, di un poema, dell’ampia politica di questi stati,

Chi crede non soltanto nel nostro pianeta con il suo sole e

la sua luna, ma anche in altri pianeti con i loro soli e le loro lune,

Chi, costruendo la sua casa, non per un giorno, ma per

sempre, vede razze, ere, date, generazioni,

Il passato, il futuro abitare lì, come lo spazio, insieme, inseparabili.

Sol levante

Sol levante © Sabrina Aureli
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Si può, sai, stando qui

Si può, sai, stando qui

            stando molto fermi

sostenere una stella. Si può

dire alla foglia di cadere quando è ora

e il frutto pilotarlo 

alla maturazione.

Si può, credi, festeggiare ogni onda

scandire i fili d’erba e nominare

nell’aria il bene. Spingere il bene alle contrade

pacificare spiriti di guerra. Sostenere

la fiamma di ogni focolare nelle cucine

piccole del mondo, nei tuguri portare

la fiammella che trasforma in mangiare

i frutti della terra. Tenere l’acqua

nella trasparenza. E ferma la montagna

senza vacillare.

Stando molto fermi

si può adorare. Si può entrare

nel dolore di un altro e sollevare,

asciugare il bucato. Volare. Si può

far cuore col cuore della terra. Si può 

spezzare in infinità l’umana particella

di carne. Scatenare il potenziale atomico

che sta in ogni scaglia

della nostra pelle. Festeggiare da lì

la presente – nostra – eternità.

Stando zitti e fermi è come dire

ecco, ingravidatemi. Dirlo alle forze

dirlo alle stagioni, al cielo, alle popolazioni

invisibili dei mondi.

Si fa un atto di fede, stando fermi.

Si dice: credo in ciò che non si vede,

so che non sono sola adesso

in questa camera senza nessuno,

so che nel vuoto apparente

c’è una corrente feconda, una mano

che guida la mia mano, una mente

di creazione. So di non sapere

il mistero del mondo. E so di preservarlo

per la fecondazione d’ogni vivente.

Stando molto fermi si crea una fessura

perché qualcosa entri e faccia movimento

in noi, e ci lavori piano, come capolavoro

da ultimare, a cui l’artista ignoto fa un ritocco

con ispirata mano, quasi demente

tanto è forte la spinta e delicata

la certezza del tocco. 

Stando fermi fermi

si festeggia la gran potenza 

che esalta il sole  nella sua prestanza

e lo depone ad occidente

nell’ora stanca – quando ognuno guardando

prova una leggera indicibile pena. 

E stando fermi la luce entra

anche nella più tetra delle notti

e l’occhio chiuso può contemplare

il buio immenso del corpo

dove il respiro entra e si espande.

E l’aria entra ed esce

a lente calme sorsate.

E l’aria è cielo. Cielo che viene a noi,

con particelle di cosmo, e antiche polveri.

Fiato di tutto ciò che è stato

e del presente e vivo esserci.

Stando molto fermi

il pensiero si spande

con le sue spire incantate

sorge si gonfia

in rivoli e pianure allagate, in rovi

in labirinti spaccati

catapecchie greti radici quadrate.

Ecco il pensiero, il divoratore.

Stando fermi lo si può lisciare

e pettinare e farlo stare giù

steso e sospeso e riposto e composto

e un po’ arretrato

in sottofondo – depotenziato –

Tutto il presente esplode. 

Stando fermi.

Il nome si deposita sul fondo.

Il cognome è un aggeggio antiquato.

Nessuno spinge o preme

niente s’affretta niente è lontano.

E’ finito. Ciò che è lontano

è finito. Stando fermi.

E poi si fa concerto

col corpo plantare, con le sfere

celesti col musicale silenzio delle cose. 

Stanno più zitte le cose stando fermi.

Resta un palpitare. Tutto pare risponda

a un direttore nascosto, non umano, 

silente, geniale. Stessa partitura secolare

d’orchestra. 

Stando molto fermi anche un cucchiaino

con la sua piccola ombra schiacciata sotto,

porta una dose abbondante di mistero

col mondo capovolto nella nicchia.

Anche una tazza un asciugamano un latte

una scatola di puntine, un libro, un vasetto

di crema per le mani. Stando fermi è strana

più strana la costellazione di cose sul tavolino.

La fissità si tende ed è chiaro: l’enigma

non si scioglierà.

Questo abbiamo fatto

acciaio e carta. Tessiture di fili e di sostanze.

E questo siamo. Ultimo abbozzo 

prima dell’umano.

Mariangela Gualtieri

respiro

respiro © Sabrina Aureli
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L’amorfa
Porta che conduce ottusa
e labirintica (chiusa
nel suo spalancarsi) là
dove nessuna entrata 
può  dar àdito…               
Dove
nessuna stanza o città
s’apre all’occhio, e non muove
–   Nel ristagno del vago –
ramo o pensiero una sola
parvenza…
          Una sola
cruna di luce (o d’ago)
nella mente…
          La porta
morgana: 
         la Parola.

Giorgio Caproni

alcuni versi de La porta, contenuti nel Il conte di Kevenhüller

energy flow

energy flow © Sabrina Aureli
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Le giovani parole (estratti)

Sentiamo la notte quella vastità
tutta sopra il tetto della casa
sopra il letto un richiamo di sfere
una pressione per entrare nel petto
tutto quel vasto nero assetto d’orbite.
Venga. Entri.
Quell’ingrandire, quel seminare sé
e liberare nell’aria il respiro.
Quell’impastare terra e sangue
e particelle e spegnere il pensare
per spalancamento cerebrale.
Il fiume è un impasto
di luce e acque accese.
L’ormeggio delicato si scioglierà da sé
appena salirai e quel viaggiare
avrà cominciamento. Andrai. Andrai. Andrai.

***

Dietro le palpebre
c’è vastità
di altissime cime.
E sopra le cime
ancora un salire
senza chiodi né arpioni
senza neanche un’ala
o una fune.

E tutte le porto con me
in offerta alle antenne
    vertiginose
batto lentamente
la pallina del cuore
assecondo questo freno potente
cancello le bandiere
innesto la mia vita
alle sponde di quel gran mare –
che è il cielo.

***

Si dà il caso che un’ombra
sia emersa pasteggiando col mio cuore
che quel giorno era indolenzito di lotta.
Un intoppo di sere occlude oggi
la contentezza. Nell’occhio
accumulati detriti di dolore
pestano tutta la luce e non pare
mattino ma un’ora tetra
del pomeriggio invernale.
Aspetto un ozio. Un gingillare
d’infanzia. Sostare sulla soglia
e non sapere che fare. Essere umanità
o tutto. Essere uno o inventare
lo scenario del mondo – e amarlo
nella sua finzione di mondo.
Si sporge ora il tempo con le sue
manovre.

Mariangela Gualtieri

la città dimenticata

« L’œil véritable de la terre, c’est l’eau. Dans nos yeux, c’est l’eau qui rêve. Nos yeux ne sont-ils pas « cette flaque inexplorée de lumière liquide que Dieu a mise au fond de nous-mêmes » ? [Claudel, L’Oiseau noir dans le Soleil levant]. » Gaston Bachelard, L’eau et les rêves (1942)

la città dimenticata © Sabrina Aureli
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La contemplazione dinnanzi agli specchi d’acqua è perché l’acqua è già di per sé l’occhio con cui il mondo si contempla. La visione onirica è fragile ed evanescente come è la dimensione originaria dell’essere dell’uomo di fronte al mondo e dell’apparire del mondo all’uomo.
Nel vedere la propria figura riflessa nell’acqua la bagnante vede un altro mondo ancora rispetto a quello della percezione che ci sta davanti.
L’immaginazione si sviluppa lungo due assi, uno orizzontale che procede in superficie e rappresenta il nostro spirito spinto a cercare la sorpresa, l’altro verticale che scende in profondità per giungere ad una sorta di topografia del nostro essere intimo. L’acqua è rappresentativo della madre che ci aspetta e ci accoglie perché lei è la nostra prima casa ed è sinonimo di intimità protetta, è il primo spazio vitale,

il nostro angolo del mondo. Sabrina Aureli

Contemplation before the mirrors of water is because water is already in itself the eye with which the world is contemplated. The dream vision is fragile and evanescent like the original dimension of man’s being in front of the world and the appearance of the world to man.
In seeing his own figure reflected in the water he sees yet another world than that of the perception that lies in front of us.
The imagination develops along two axes, one horizontal which proceeds on the surface and represents our spirit pushed to seek surprise, the other vertical which descends in depth to reach a sort of topography of our intimate being. Water is representative of the mother who awaits us and welcomes us because she is our first home and is otherwise a protected intimacy, it is the first living space, the corner of the world.





illusioni collettive

illusioni collettive © Sabrina Aureli
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“La réussite revêt plusieurs aspects. La richesse matérielle n’est que l’un d’entre eux. Car, bien plus qu’une destination, la réussite est une direction. L’abondance matérielle, dans toutes ses expressions, rend le voyage plus agréable. Mais une vraie réussite inclut aussi la santé, l’énergie, l’amour de la vie, l’harmonie des relations, la liberté de créer, la stabilité émotionnelle et psychologique, le bien-être et la paix de l’esprit. Et pourtant, toutes ces joies ne nous satisferont pas si, au fond de nous, nous ne cultivons pas les graines de la divinité… Réussir veut dire rencontrer le divin, où que nous allions et dans tout ce qui nous entoure dans les yeux d’un enfant, dans la beauté d’une fleur, dans le vol d’un oiseau…” Deepak Chopra

” Livre des secrets ” de Deeapk Chopra

Secret n°1
Le mystère de la vie est réel

Secret n°2
Le monde est en vous

Secret n°3
Quatre voies mènent à l’unité

Secret n°4
Ce que vous cherchez, vous l’êtes déjà 

Secret n° 5
La cause de la souffrance est l’irréalité

Secret n° 6
La liberté dompte le mental

Secret n°7
Toute vie est spirituelle

Secret n° 8
Le mal n’est pas votre ennemi

Secret n°9
Votre vie est multidimensionelle

Secret n°10
La mort rend la vie possible

Secret n°11
L’univers pense à travers vous

Secret n°12
Il n’est de temps que maintenant

Secret n°13
Vous êtes vraiment libre quand
vous n êtes pas une personne

Secret n°14
Le sens de la vie est tout

Secret n°15
Tout est pure essence.

Dea Luna

Dea Luna © Sabrina Aureli
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Luna (in latino: Luna) era una divinità lunare romana, personificazione della Luna.

Festa della Dea Luna – 31 marzo
In questa data si celebrava nell’antica Roma la festa della Luna con una cerimonia magica di adorazione alla potente e bella dea lunare.
L’energia di questa notte magica favorisce e protegge tutto ciò che è in rapporto con il mondo femminile: l’amore, la maternità e la salute degli organi genitali femminili. Luna era una divinità romana, personificazione della Luna.



«La luna rimarrà la luna
E ci saranno sempre 
Giovani che di sera
Al suo lume appartati 
Si sorprenderanno 
a dire le parole felici.
Anche se troppi 
I satelliti artificiali
Non riusciranno mai 
con le loro indiscrete apparizioni 
a disturbarne l’incanto antico».

Giuseppe Ungaretti, “La luna rimarrà la luna”

poesia verticale

poesia verticale © Sabrina Aureli
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Commencer alors sa conversion
jusqu’à le mettre fermement debout
comme un arbre ou un amour en éveil
et changer l’horizon en verticale
en une fine tour
qui nous sauve au moins le regard,
vers le haut, ou vers le bas


Roberto Juarroz